lunedì 15 marzo 2010

oroscopo stiloso.




ho preso l'oroscopo di Rob Brezsny 2010 sul mio segno come un sincero fantastico e ironico presagio, soprattutto perchè mi cita l'immenso Duca che abita placido le vie più chic della mia esacerbata sensibilità musicale.

Scorpione (23 ottobre - 21 novembre)

It don’t mean a thing (if it ain’t got that swing)
è un motivetto jazz scritto nel 1931 da Duke Ellington e Irving Mills. In conformità con i tuoi presagi astrali a lungo termine, ti propongo di farne il tuo motto per il 2010, il tuo punto di riferimento per valutare quali esperienze vuoi portare avanti e quali no. Parti dall’idea che dovresti condividere le tue energie vitali soprattutto con chi fa cantare, fremere e ballare la tua anima.



che questo Breszny sia un'ottima penna, nessun dubbio. che spulciare il suo oroscopo possa diventare una piacevole abitudine, neanche.

mercoledì 3 febbraio 2010

And After All This Time!




play. il sorriso rivolto allo schermo è il più pieno e convincente che mi ricordi, da settimane in qua. Lo faccio ripartire, sto video. E lui (il sorriso) risbuca sulle guance, al suo posto preciso! play. dance.

sabato 30 gennaio 2010

Crossing Mr. Murray




Perugia, luglio 1994. David Murray se ne sta tranquillo in un bar, con la sua band ed altra fauna mista attorno, ride e pilucca un gelato, sorridente e sornione, mentre una gran massa di persone sciama, in cerca di un panino, una pizza, un programma, dio sa.
La città al crepuscolo pare mandar su vampate jazz dai ciotoli, io lo vedo lì e bang! poche ore prima lo avevo sentito celebrare una Conduction formidabile con Lawrence Butch Morris...-si sa come van questa cose: ero ancora fradicio di magia- e in un attimo son lì a dargli la mano e a farfugliare su qualcosa in segno di emozionata gratitudine e lui mi fa di sì con la testa, riprende un discorso coi suoi -ma è più che altro una specie di comizio rivolto soprattutto a una ragazza nera da copertina che lo fissa truce, come trapassandogli i pensieri- ma poi prende una sedia e mi dice, anzi m'ìntima: "sit down!"

Questo mio adorato fuoriclasse del sax (tenore, baritono, oltre che il clarino) mostra questo tipo di temperamento anche quando suona, una specie di sorniona passionalità, una carica talmente evidente per intensità che pare difficile da trattenere, anche se ricordo averlo visto sfoggiare un'imperturbabilità totale al vulcano di lava sonora che lo stava sfiorando, lambendo...e insomma è lui quello che m'invita a star lì, mentre arringa la band.

Il suo stile emerge in modo lampante quando attacca uno standard, ed accade spesso, per esempio quando pesca con giustezza nel repertorio di Ellington ("The Obscure Works of Duke Ellington and Billy Strayhorn" ) o quando s'avvicina non so, a "Chelsea Bridge", infatti, se proviamo a metterci per qualche istante al microscopio auricolare... (carico il pezzo, PLAY)... Ed eccolo il tema! immediatamente riconoscibile, con il suo sciolto ritmo puntato, ed ecco partire il nostro, nel registro più basso, ma con un'andatura sostenuta, come un agile animale predatore che, scrollandosi di dosso la stanchezza, divora miglia di aperta savana. Poi sale di registro, con patterns evidenti e grassi, e mmmh, la diffidenza prende a suggerire in chi ascolta la possibilità di un pericolo, di un deragliamento possibile.
Un breve affondo sincopato nel turnaround, il taglio improvviso di un accordo aumentato,una nota tenuta a lungo contro la marea dell'armonia dirompente, fino a risalirne la risacca in un esplosivo e coerente assolo che sa di disperazione e ruggine: classicità fusa, colata nel proprio mondo espressivo.

Infine, un'ironica dissonanza fugace.
Che, wow, ci sta d'incanto, è essenziale e virile. (S>TOP)
Lo standard è servito, ladies and gentlemen, rivoltato e nuovo e fresco come non mai, perchè anche se i fraseggi devono tutto al be-bop, saltano curiosamente e significativamente la lezione di Bird al sax, ma saltano anche Dexter e Sonny, si riallacciano e veleggiano negli anni precedenti, cercando comunque una diversa forma di dialogo, una seduzione automatica che va oltre l'ipnosi, sviluppata con vette d'intensità da brividi. Roba che toglie il respiro, ecco, se ci si lascia scivolare dentro come si deve.

Arriva una birra per me e una per il compagno David Murray, che non smette la sua tirata sulle Black Panthers, sebbene io ne veda solo una di black panther che se lo mangia con gli occhi giusto ad un metro, quindi mi ringrazia da sopra il boccale e mi chiede se davvero il concerto mi sia piaciuto, sciorino una roba tipo "oh, really great!", poi mi chiede quali siano i miei musicisti preferiti -lui a me, tsk- e io dico "you! and...ok, many others...Wynton!" gesù! riattacca! mi becco una tirata sui valori rivoluzionari del jazz, il conservatorismo della Lincoln, il tradimento dei fratelli neri da parte di una borghesia colored wasp, tutte cose di cui Wynton marsalis è responsabile principe, mah, un pippone in piena regola, ecco, e mentre faccio di sì con la testa e capisco un terzo della lezione per via del mio inglese diciamo perfettibile penso che tanto a me Wynton piace da pazzi lo stesso, ma che bello che è ascoltare un titano parlarmi con la stessa veemenza con cui suona, foss'anche per via di un drink di troppo o perchè un po' trascinato dalla vicinanza di una gazzella d'ebano dall'aria misteriosa. Mi lascia una firma scherzosamente polemica su un disco, e poi abbraccia lo stesso il "Wynton's Fan n.1" , e lo rifaremo, anni dopo, quell'abbraccio, e riuscirò a fargli pure domande compiute ruotanti attorno a quel disco dedicato alla musica di Jerry Garcia, ma quella è un'altra storia, mentre da questa sciamano all'imbrunire nella piazza rossastra di Perugia ragazze a braccetto, coppie, quartetti, amici bercianti, quadriglie spaiate in cerca di un ristorante, un biglietto, altre note sincopate in lontananza, dio sa...

martedì 26 gennaio 2010

Roxie.




ho preso in mano un cd l'altro giorno
-era lì da anni-
chiuso nel cellophane,
la silenziosa attesa
di un universo amico.

era di un pianista
che ho a lungo
disprezzato,
pubblicamente,
senza capirlo davvero,
preso da convinzioni
stupide,
insulse,
idee precotte,
sventate barchette di carta
senza peso.

potessi ascoltare
stanotte
quel cd,
quel pianista,
suonare solo per noi !
direi altre cose.
direi niente.

lunedì 28 dicembre 2009

09-10



finisce un altro anno, ma questa canzone sbuca dal 2004 ed espolde nella fine del mio 2009 con consapevolezze ancora nuove, disastri annunciati, epoche svolte un'altra volta rimandate, sentenze di fallimento e concordati preventivi, figli adoranti, progetti educativi, notti bucate con trivelle di meravigliosi autori lontani dai ripiani illuminati delle librerie, croniche idiosincrasie a parlare chiaro, "gatti che svaniscono leggeri", voglia di ribaltare destini, dischi di ornette coleman, tentativi maldestri di allargare muscoli cardiaci altrui, cross sballati e rientri pensosi dietro la linea di metà campo, ma senza mai smettere di correre, d'imbastire nuove azioni senza lamentarsi, di coltivare un fiore di serra troppo delicato per morire e basta, immagini di morsi a culi e futuri ad orologeria che da troppo tempo sfuggono sull'out del giorno.

Ho prenotato monsieur Nick Cave per la mia festa di fine anno, ha fatto cose molto belle per me quest'anno, così gliel'ho chiesto e lui ha detto subito di si, che rientra da Pasadena e poi viene.
esco a prendere il tabasco.

NATURE BOY
http://www.themercysite.com/phpBB3/viewtopic.php?f=6&t=481

venerdì 25 dicembre 2009

lunedì 30 novembre 2009

proverbialmente out

Se alla tigre non lasci almeno una via di fuga, beh, lei ti mangerà.

(proverbio indiano millenario)

lunedì 23 novembre 2009




in un mare di notizie indecenti, che mettono ansia solo a intravederle, tra spioventi coglioni leghisti che sbucano anche negli incubi e la mia squadra che arranca a metà classifica in B, ecco che sbatto contro questa nuova via, in un paesino sardo, e son cose piccole che scaldano la nostra piccola vita, e il nostro grande cuore... Joe Lives. Su la testa.

venerdì 6 novembre 2009

Se alla tigre non lasci almeno una via di fuga, beh, lei ti mangerà.

(proverbio indiano millenario)

giovedì 29 ottobre 2009

radio days



mi capitò di passare questo pezzo alla radio, di notte.
telefonò una.
voce molto bassa. "siccome sto facendo l'amore, volevo sapere se mi rimettevi il pezzo di prima."
"mmh. quale? quello di jan garbarek?"
"ghghgh, -una risata soffocata tipo rantolo- ma come cazzo faccio secondo te con jan garbarek?"
"...e...che ne so. magari lui non è che ci fa caso"
-la voce ancora più bassa, un bisbiglìo.- "ti bacerei. ma adesso devo scopare con...si, insomma, almeno della musica.....capito?"
"si, ho capito. niente garbarek, vedrai. altre richieste?"
"...mmh."
voce da lontano "ALLORA, ARRIVI O NO?" (di quelle voci che ti vien da odiare subito con tutto te stesso e senti che potresti odiare anche da dopo morto)
"ARRIVO, ARRIVO, ALZA LA RADIO! -ciao, hey sei...gentile...grazie..."

rimisi il pezzo.

dalla finestra si vedevano i venditori di fumo continuare il loro carosello silenzioso coi clienti.
sospiro.
sai quei momenti in cui tieni per le mani uno strano luccicchìo di verità...
telefono che squilla. e che cazzo succede stanotte, battiamo ogni record d'ascolto.?.")
un'altra voce. un rompicazzo esperto di jazz, di quelli col dolcevita e occhiali a culo di bottiglia, che chiama spesso.
"Hai mandato due volte lo stesso pezzo."
"si, si, due volte dovrebbero bastare."
"Ma perchè non hai messo la versione di Horace Silver originale, ce l'hai?"
"Mavaffanculo, va."
Tlak.

venerdì 16 ottobre 2009

chiave di rilettura.





"Vera è l'ansia da contrabbandare in fretta per qualche cosa d'altro e l'insonnia da dimenticare stesa, in qualche letto perso. Vero il nulla e tant'è vero sono qua, in questo film perverso, spettatore dentro un cinema d'essai che non programma altro."
(Latitante)

Federico Fiumani è uno che sa scrivere in rima. Qualcuno, io fra gli altri, dice che sia un poeta.
E come sappiamo i poeti.....ah, i poeti!, vivessero dei soldi che tirano su dai loro versi non avrebbero di che comprarsi il loculo. Loculo che poi di solito, da poeti, pretenderebbero a strapiombo sul mare, o con vista sul rifugio stella alpina di campiglio, o di fronte al verde melograno dai bei vermigli in fior. (e le mogli in grisaglie dietro il carro hanno il solito problema di tutte quelle copie ingiallite da portare al macero)

I diaframma negli anni '80 sembravano potere spaccare il mondo (il futuro sorride a quelli come noi...) e il bello è che lo hanno spaccato, il mondo musicale italiano d'autore, basterebbe prenderne atto. Lo so, viviamo tempi un po' così, non pensiate di sentirli alla radio, dove imperversa Ligabue -oh my gash!- quando va bene. quando va male è uguale a quando va bene, e allora salviamo almeno alcuni spazi su radio tre e radio popolare, comodamente ascoltabili su internet.

Anni 80: Firenze caput mundi, la dicotomia coi Litfiba, Fiumani prima chitarrista poi cantante e leader dalla voce feroce per intensità, spesso un urlo da una gola in fiamme, da ultimo romantico in un mare di guai.

Lo becco all'autogrill, con altri 3, e devono suonare stasera, devono solo seguirmi. "fumi?" mi fa federico. no, non fumo. io guardo in su e il cielo non promette un cazzo di buono soprattutto se stai sbattendoti per un concerto all'aperto. io non fumo, ma mi tiro dietro un accendino per evenienze. dlin-dlen siemens "federico arriva?" si, arriva, arriviamo, compagno. "dov'è? a mangiare? e il soundcheck?" arriva, arriviamo. "e il giornale? manco una foto?" siamo negli appuntamenti, "beh, beeello. che testine" il pezzo l'ho mandato, l'ho mandato."ma cosa dice lui?" a dire il vero non mi dice n-i-e-n-t-e, e sembra pure un po' stronzo.

allora mi venite dietro? "si, si" dai simpatia, seguitemi un po', e io li ascolto in auto, ton-sur-ton, massì esageriamo, chissà se fanno -Labbra blu-.


"C'e' un grande salto in fondo al cuore prima deserto, adesso un'oasi via i cancelli per favore, che non mi servono piu'. Via le lame dal mio cuore, via le cose che lo umiliano..." (Labbra Blu)

il concerto è in un posto terribile. bello, terribile, bello. Palazzi osceni , un colore diverso per piano, un gasdotto, celtiche sui muri, un campo di calcio in terra battuta, un palco su di un camion, montato nel pomeriggio con due infelici colossi in canotta , la sinistra unita qui becca il 55%, roba nostra, ragazzini in bici attorno, due marocchini prendono posto e stendono già mercanzie, si suda, ci si scalmana ridacchiando, il cielo, il cielo non ci piace, e federico è mesto ("come ti sembra?" un filo stronzo, sembra simpatia zeman oh, e quelle galline, da dove arrivano, "ah! dal campo nomadi là dietro" dai prendiamo le galline, riportiamole là "dai !0ahahahh...") soundcheck, soundcheck.

"FIORE NON SENTIRTI PERSO / CREDI CHE PER ME E' DIVERSO / AMA QUESTO LETTO CALDO / E LA GIOIA DI OGNI GIORNO CHE SI DA' AL TUO SGUARDO" ("Fiore non sentirti sola")

ah, urla, per urlare urla, buono man che sono solo prove...
("come ti sembra il batterista?" lasciamo perdere, lasciamo perdere, dov'è la mia maglietta pulita? speriamo che faccia quella del cane vagabondo... "basta che non piova")

"Ma dove to ho gia' incontrato un giorno mi chiederai forse era per la strada di Fellini... Ma dove ti avevo amato un giorno mi chiedero', ma dove ti avevo amato per un pugno di dollari."
(In Perfetta Solitudine)

dunque, cercare poesia in ogni cosa.
cantare la vita che ci è data in sorte, e di come rotola, e i fantasmi del giorno, la rabbia, i quadri comprati, figli voluti e desiderati, le gite in montagna, amori che implodono, la donna amata lontana, le siringhe calpestate, domeniche vuote... la vostra voglia inesplosa, amarla, farne qualcosa, carta da pacchi o l'odore di una rosa che si dispieghi, rivelando una prosa.
questo, credo sia questo, poi le coordinate porteranno ai Devo, ai Joy Division, il punk, la new wave, lucio dalla anni 70, quel che vi pare. l'importante è non barare mai. no compromise.
dritti al punto. vai fede. dritto al cuore di un gruppo di giovani adepti. non fermarsi mai, mai, mai, nessun compromesso, si fottano le major. si fottano le royalties. vai perfetto incrocio bastardo tra new wave ed altissima canzone d'autore, vai.

per gli accesi fans diaframma è un marchio, un tatuaggio di passione, rabbia, sangue e amore...stravaccato su una sedia di plastica guardo e ascolto e lui fa delle buone prove, professionista, non c'è che dire, un leader, del resto si parlò di one man band a ragione. e vederlo incazzato pare sia un buon segno per la riuscita del tutto. hey, fa il micione appena vede una ragazza, però.... ("allora? come ti pare?" eh, un po' stronzo, spero faccia -Gennaio-)

butto lì un elemento d'analisi ulteriore. nella poetica diaframma incarnata da FF il tempo meterologico così come il susseguirsi delle stagioni, pare essere tema ricorrente e per certi versi dominante; come ogni meteopatico che si rispetti federico insegue giorni perfetti e stati d'animo interiori che coincidano con il bollettino ai naviganti. Certo, non sempre riesce ("c'è una stagione scritta sul calendario / e un'altra nel cuore / appassiscono i gladioli in un posto / fioriscono altrove") ma in questa iato si gettano tendini e frattaglie assortite, nonché muscoli pulsanti ( "trattami bene e comprendimi / tra le cose migliori che hai / magari al fresco, se fuori fa caldo") nel continuo elastico tra calore e mancanza dello stesso.

Aggiungiamo altri fenomeni che punteggiano gli scenari, la nebbia densa che avvolge un sentimento in caduta libera ("ah. l'astuta nebbia, che è scesa tra noi") i lampi che illuminano di colpo alcune realtà vicine ("ho sentito i lampi entrare fin dentro casa / e la pioggia cadere proprio sopra il mio letto") e titoli, titoli che vanno da "Gennaio", violenta pennellata rossastra in un mese che dimentica i lustrini di dicembre, ad "Agosto" che sottende una ribellione ai canoni tipici del periodo, passando per una delle più belle canzoni mai sentite e vissute d'estate, ovvero "Caldo" ("fuori fa caldo e chissà se / dietro le serrande abbassate / c'è qualcuno che ha coraggio da vendere / e fa l'amore") un passaggio che t'incolla letteralmente alla poltrona di pelle a rimuginare su di un affetto lontano, una storia di autostrade e lentezza di gesti e "la radio che urla buone vacanze e poi/ un pensiero esplode : sono chiuse le fabbriche. CALDO".

Poi c'è la lama di ghiaccio di "Siberia" certo, un ghiaccio che brucia e che per certi versi è l'inno della band fiorentina, testo criptico ad un primo ascolto e svelatissimo al centesimo quando par di sentire il tepore freddo che c'è sotto la neve e si coglie in pieno il senso di "un momento diverso dagli altri / …io coprirò il peso di queste distanze/ di queste DISTANZE" .

...arriva gente, mica tanta. si guarda il parcheggio. viene buio. gente, rituali. cominciamo, tra poco cominciamo, ok fede? "va bene" oh, un sorriso, è tranquillissimo e fuma piano, beve una ceres, il batterista giovane un po' in soggezione guarda il cielo.
c'è qualcuno col kway venuto apposta per ascoltare "siberia" da 200 kilometri. qualcuno ha gli anfibi, ah, romantic punk. molte clarks e sandali. piercing e ragazzi pettinati con la riga. pubblico etreogneo si potrebbe dire sfiorando il ridicolo.

del resto diaframma non sono una band espressamente politica, sebbene le istanze sociali entrino con forza in alcuni brani, e penso anche a un video attualmente scaricabile dal sito ufficiale www.diaframma.org ovvero "Il sogno degli anni '70" (utile anche a vedere il comportamento "da palco" di FF, in verità più composto che in altre circostanze), ma il tutto avviene con grande leggerezza, e gli squarci sono illuminanti ("che senso ha / continuare e allungare / questo atroce supplizio / oltre un limite che è/ di un indecente mai visto / e bleffare con tutti / anche con le opinioni / di chi niente vi deve / ma vi vede coglioni") e i ritratti scelti davvero straordinari, spesso in campo sportivo, come quello di Sonny Liston grande pugile nero fottuto dai racket delle scommesse clandestine ("quei soldi non li voleva, lui ! / era il campione del mondo! / poco per una voce che sentiva lui/ Dai Sonny ce la fai!") che ricorda la celeberrima Hurricane di Dylan, o l'intrigante "Il Portiere" che chiunque sia stato tra i pali una volta dovrebbe in qualche modo recuperare, (vale molto di più della strombazzata e deludente poesia di Saba sul calcio, e supera con facilità la maglia n.7 di De Gregori, lo dico da scarpettaro impunito) :

"Quando un portiere rimedia d'istinto lo sbaglio di un difensore, dei suoi compagni rifiuta gli abbracci e aspetta il corner sul palo. Un colpo di reni e la palla e' lontana spinta da mille pensieri...


(e allora concerto!)
...compagno, farà pezzi nuovi?
"chisse ne frega, basta che non piova!"
cacchio non ho neanche visto la scaletta
"sai che ci frega della scaletta, che viene il diluvio"
un bel pogo su -abbatti il futuro- dai che ce la facciamo a farcela.

su, mixerista rasta attento che si va, chi c'è c'è e chi non c'è non c'è.

Salgono sul palco (finalmente!!) con queste nuvole bassissime, l'aria elettrica, lampi in lontananza, in controluce la scena pare eterna, lì davanti alle prealpi rossastre, lo spotlite dovrebbe essere su di lui, diciamo che è nei pressi, .... sposta il ciuffo di sempre nel silenzio che dopo il primo applauso d'ingresso si fa palpitante. quel silenzio che...si, so che lo amate anche voi.
poi attaccano!

"L'odore delle rose è una reazione chimica se un giorno lo scoprissi, non l'ameresti più? E il senso delle cose è una coperta stesa su un passato ancora vivo ma te lo ricordi tu?"
("L'Odore delle rose")

Gambe larghe, sguardo perso oltre l'ultimo spettatore, FF fa pure un paio di saltelli alla white riot di clashiana memoria.

si sorride, tra i larsen.
"come va? come ti sembra?"
beh, ...bello...farà pezzi nuovi? spero faccia -io amo lei- di solito la fa...
"ah, ma io dicevo come ti sembra, che è un gran casino, adesso va a piovere di brutto!"
naaaa, ottimismo... dai, un'oretta tiene ancora...
"si la fa -io amo Lei-, la fa, l'ho vista in scaletta...ma tanto va a piovere, cosa ti parlo a fare..."
sssshhhh, ottimismo.



venerdì 9 ottobre 2009

tra poco, live.




Zen Circus. non male.

giovedì 8 ottobre 2009

Mina Agossi





...del resto Archie Shepp stravede per lei...

lunedì 5 ottobre 2009

abitacolo.

La piccola matiz davanti a me sbanda un po’, è evidente che i due stan bisticciando. Scatta la freccia a destra, poi rientra, un sobbalzo...allungo le distanze di sicurezza. Poi le accorcio, questi vanno piaaaano e si sente che sta per succedere qualcosa, là dentro... il tutto dura per un po', almeno tre o quattro strofe di "Positively 4th Street" che abbracciano il tutto in una luce musicale surreale e appropriata.
Le braccia –un uomo e una donna, giovani- si allungano, non capisco se stanno scherzando o che cosa, vedo volare un oggetto, poi un pugno, dall’uomo alla donna, poi una tempesta di pugni in reazione, veloci e quasi innocui, dalla donna all’uomo, che è decisamente più massiccio,quindi una gran pugno dell’uomo e la testa della donna fa una curva strana, come la testa di una bambola finisce contro il vetro, come non lo spacchi non si sa, ritorna verso di lui che l'afferra e la vedo sparire. La macchina è quasi ferma, dopo un istante la donna apre e si lascia cadere fuori, sul ciglio della strada. Una ragazza. Con capelli rasta. Avrà 20 anni. Si raggomitola lì. Il bastardo ingrana la marcia, non so che fare, se seguirlo o che cazzo, vedere che è successo alla ragazza, prendo la targa, parcheggio, mi avvicino a lei, sta piangendo, singhiozzando, ha una botta in faccia ma niente sangue, la faccia è rossa come quella di un bimbo che strilla da un’ora. sta lì e non reagisce, dice niente, niente. Le macchine scorrono, come il fiume tossico alle nostre spalle. Mi viene in mente che il bastardo potrebbe tornare e stringo i pugni e penso torna bastardo, torna bastardo figlio di puttana, mi arrivano scariche al cervello che non pensavo possibili. E mi chino su di lei, le dico “dai, va tutto bene, adesso..” e cerco di non sentirmi in uno stupido film di serie B, sta succedendo qui alle due del pomeriggio. Mi mostro sicuro, ma un po’ mi treman le mani. Valgo poco, come soccorritore…Escono i ragazzi di una concessionaria di fronte, han visto la cosa., han già chiamato i Carabinieri. Faccio due passi in circolo. Scrivo un messaggio a una persona cui mi fa solitamente bene all’anima rivolgermi. E anche stavolta è così.(NB: non si tratta del Dalai Lama, in ogni caso.) Non so se sto facendo la cosa giusta. Chiedo alla ragazza rasta in lacrime coi pantaloni militari e una tshirt di Dimensione Danza “ascolta, senti, lo denunciamo? Gliela facciamo passare la voglia di fare queste cose?” mi dice no, tira su col naso, no, no. Arriva una signora, scatta qualosa che potremmo definire solidarietà femminile, ma lei vorrebbe sparire, scappare, correre via, ..e ha le gambe deboli-deboli. Mmh. Come andrà a finire? Che lei non vorrà fare nessuna denuncia, che dopo poco, la Matiz passerà di lì facendo finta di niente e passando oltre veloce. Che tra i carabinieri che arrivano c’è pure un giocatore di calcio con cui mirandello a settimane alterne, che mi schiaccia l’occhio e mi dice che ci son storie di droga in ballo. Come se quello chiarisse ogni cosa, penso che potrei andare via, se c'è bisogno chiamami dico al milite, guardo lei che trema, che mi dice "grazie".. annuisco col mento. Grazie di che?
Finisce che parcheggio al mio solito posto, esattamente davanti a dove questo è successo, e la stupida ruota del giorno riprende, apro l’ufficio e mi faccio un caffè amaro e fumante.