venerdì 16 ottobre 2009

chiave di rilettura.





"Vera è l'ansia da contrabbandare in fretta per qualche cosa d'altro e l'insonnia da dimenticare stesa, in qualche letto perso. Vero il nulla e tant'è vero sono qua, in questo film perverso, spettatore dentro un cinema d'essai che non programma altro."
(Latitante)

Federico Fiumani è uno che sa scrivere in rima. Qualcuno, io fra gli altri, dice che sia un poeta.
E come sappiamo i poeti.....ah, i poeti!, vivessero dei soldi che tirano su dai loro versi non avrebbero di che comprarsi il loculo. Loculo che poi di solito, da poeti, pretenderebbero a strapiombo sul mare, o con vista sul rifugio stella alpina di campiglio, o di fronte al verde melograno dai bei vermigli in fior. (e le mogli in grisaglie dietro il carro hanno il solito problema di tutte quelle copie ingiallite da portare al macero)

I diaframma negli anni '80 sembravano potere spaccare il mondo (il futuro sorride a quelli come noi...) e il bello è che lo hanno spaccato, il mondo musicale italiano d'autore, basterebbe prenderne atto. Lo so, viviamo tempi un po' così, non pensiate di sentirli alla radio, dove imperversa Ligabue -oh my gash!- quando va bene. quando va male è uguale a quando va bene, e allora salviamo almeno alcuni spazi su radio tre e radio popolare, comodamente ascoltabili su internet.

Anni 80: Firenze caput mundi, la dicotomia coi Litfiba, Fiumani prima chitarrista poi cantante e leader dalla voce feroce per intensità, spesso un urlo da una gola in fiamme, da ultimo romantico in un mare di guai.

Lo becco all'autogrill, con altri 3, e devono suonare stasera, devono solo seguirmi. "fumi?" mi fa federico. no, non fumo. io guardo in su e il cielo non promette un cazzo di buono soprattutto se stai sbattendoti per un concerto all'aperto. io non fumo, ma mi tiro dietro un accendino per evenienze. dlin-dlen siemens "federico arriva?" si, arriva, arriviamo, compagno. "dov'è? a mangiare? e il soundcheck?" arriva, arriviamo. "e il giornale? manco una foto?" siamo negli appuntamenti, "beh, beeello. che testine" il pezzo l'ho mandato, l'ho mandato."ma cosa dice lui?" a dire il vero non mi dice n-i-e-n-t-e, e sembra pure un po' stronzo.

allora mi venite dietro? "si, si" dai simpatia, seguitemi un po', e io li ascolto in auto, ton-sur-ton, massì esageriamo, chissà se fanno -Labbra blu-.


"C'e' un grande salto in fondo al cuore prima deserto, adesso un'oasi via i cancelli per favore, che non mi servono piu'. Via le lame dal mio cuore, via le cose che lo umiliano..." (Labbra Blu)

il concerto è in un posto terribile. bello, terribile, bello. Palazzi osceni , un colore diverso per piano, un gasdotto, celtiche sui muri, un campo di calcio in terra battuta, un palco su di un camion, montato nel pomeriggio con due infelici colossi in canotta , la sinistra unita qui becca il 55%, roba nostra, ragazzini in bici attorno, due marocchini prendono posto e stendono già mercanzie, si suda, ci si scalmana ridacchiando, il cielo, il cielo non ci piace, e federico è mesto ("come ti sembra?" un filo stronzo, sembra simpatia zeman oh, e quelle galline, da dove arrivano, "ah! dal campo nomadi là dietro" dai prendiamo le galline, riportiamole là "dai !0ahahahh...") soundcheck, soundcheck.

"FIORE NON SENTIRTI PERSO / CREDI CHE PER ME E' DIVERSO / AMA QUESTO LETTO CALDO / E LA GIOIA DI OGNI GIORNO CHE SI DA' AL TUO SGUARDO" ("Fiore non sentirti sola")

ah, urla, per urlare urla, buono man che sono solo prove...
("come ti sembra il batterista?" lasciamo perdere, lasciamo perdere, dov'è la mia maglietta pulita? speriamo che faccia quella del cane vagabondo... "basta che non piova")

"Ma dove to ho gia' incontrato un giorno mi chiederai forse era per la strada di Fellini... Ma dove ti avevo amato un giorno mi chiedero', ma dove ti avevo amato per un pugno di dollari."
(In Perfetta Solitudine)

dunque, cercare poesia in ogni cosa.
cantare la vita che ci è data in sorte, e di come rotola, e i fantasmi del giorno, la rabbia, i quadri comprati, figli voluti e desiderati, le gite in montagna, amori che implodono, la donna amata lontana, le siringhe calpestate, domeniche vuote... la vostra voglia inesplosa, amarla, farne qualcosa, carta da pacchi o l'odore di una rosa che si dispieghi, rivelando una prosa.
questo, credo sia questo, poi le coordinate porteranno ai Devo, ai Joy Division, il punk, la new wave, lucio dalla anni 70, quel che vi pare. l'importante è non barare mai. no compromise.
dritti al punto. vai fede. dritto al cuore di un gruppo di giovani adepti. non fermarsi mai, mai, mai, nessun compromesso, si fottano le major. si fottano le royalties. vai perfetto incrocio bastardo tra new wave ed altissima canzone d'autore, vai.

per gli accesi fans diaframma è un marchio, un tatuaggio di passione, rabbia, sangue e amore...stravaccato su una sedia di plastica guardo e ascolto e lui fa delle buone prove, professionista, non c'è che dire, un leader, del resto si parlò di one man band a ragione. e vederlo incazzato pare sia un buon segno per la riuscita del tutto. hey, fa il micione appena vede una ragazza, però.... ("allora? come ti pare?" eh, un po' stronzo, spero faccia -Gennaio-)

butto lì un elemento d'analisi ulteriore. nella poetica diaframma incarnata da FF il tempo meterologico così come il susseguirsi delle stagioni, pare essere tema ricorrente e per certi versi dominante; come ogni meteopatico che si rispetti federico insegue giorni perfetti e stati d'animo interiori che coincidano con il bollettino ai naviganti. Certo, non sempre riesce ("c'è una stagione scritta sul calendario / e un'altra nel cuore / appassiscono i gladioli in un posto / fioriscono altrove") ma in questa iato si gettano tendini e frattaglie assortite, nonché muscoli pulsanti ( "trattami bene e comprendimi / tra le cose migliori che hai / magari al fresco, se fuori fa caldo") nel continuo elastico tra calore e mancanza dello stesso.

Aggiungiamo altri fenomeni che punteggiano gli scenari, la nebbia densa che avvolge un sentimento in caduta libera ("ah. l'astuta nebbia, che è scesa tra noi") i lampi che illuminano di colpo alcune realtà vicine ("ho sentito i lampi entrare fin dentro casa / e la pioggia cadere proprio sopra il mio letto") e titoli, titoli che vanno da "Gennaio", violenta pennellata rossastra in un mese che dimentica i lustrini di dicembre, ad "Agosto" che sottende una ribellione ai canoni tipici del periodo, passando per una delle più belle canzoni mai sentite e vissute d'estate, ovvero "Caldo" ("fuori fa caldo e chissà se / dietro le serrande abbassate / c'è qualcuno che ha coraggio da vendere / e fa l'amore") un passaggio che t'incolla letteralmente alla poltrona di pelle a rimuginare su di un affetto lontano, una storia di autostrade e lentezza di gesti e "la radio che urla buone vacanze e poi/ un pensiero esplode : sono chiuse le fabbriche. CALDO".

Poi c'è la lama di ghiaccio di "Siberia" certo, un ghiaccio che brucia e che per certi versi è l'inno della band fiorentina, testo criptico ad un primo ascolto e svelatissimo al centesimo quando par di sentire il tepore freddo che c'è sotto la neve e si coglie in pieno il senso di "un momento diverso dagli altri / …io coprirò il peso di queste distanze/ di queste DISTANZE" .

...arriva gente, mica tanta. si guarda il parcheggio. viene buio. gente, rituali. cominciamo, tra poco cominciamo, ok fede? "va bene" oh, un sorriso, è tranquillissimo e fuma piano, beve una ceres, il batterista giovane un po' in soggezione guarda il cielo.
c'è qualcuno col kway venuto apposta per ascoltare "siberia" da 200 kilometri. qualcuno ha gli anfibi, ah, romantic punk. molte clarks e sandali. piercing e ragazzi pettinati con la riga. pubblico etreogneo si potrebbe dire sfiorando il ridicolo.

del resto diaframma non sono una band espressamente politica, sebbene le istanze sociali entrino con forza in alcuni brani, e penso anche a un video attualmente scaricabile dal sito ufficiale www.diaframma.org ovvero "Il sogno degli anni '70" (utile anche a vedere il comportamento "da palco" di FF, in verità più composto che in altre circostanze), ma il tutto avviene con grande leggerezza, e gli squarci sono illuminanti ("che senso ha / continuare e allungare / questo atroce supplizio / oltre un limite che è/ di un indecente mai visto / e bleffare con tutti / anche con le opinioni / di chi niente vi deve / ma vi vede coglioni") e i ritratti scelti davvero straordinari, spesso in campo sportivo, come quello di Sonny Liston grande pugile nero fottuto dai racket delle scommesse clandestine ("quei soldi non li voleva, lui ! / era il campione del mondo! / poco per una voce che sentiva lui/ Dai Sonny ce la fai!") che ricorda la celeberrima Hurricane di Dylan, o l'intrigante "Il Portiere" che chiunque sia stato tra i pali una volta dovrebbe in qualche modo recuperare, (vale molto di più della strombazzata e deludente poesia di Saba sul calcio, e supera con facilità la maglia n.7 di De Gregori, lo dico da scarpettaro impunito) :

"Quando un portiere rimedia d'istinto lo sbaglio di un difensore, dei suoi compagni rifiuta gli abbracci e aspetta il corner sul palo. Un colpo di reni e la palla e' lontana spinta da mille pensieri...


(e allora concerto!)
...compagno, farà pezzi nuovi?
"chisse ne frega, basta che non piova!"
cacchio non ho neanche visto la scaletta
"sai che ci frega della scaletta, che viene il diluvio"
un bel pogo su -abbatti il futuro- dai che ce la facciamo a farcela.

su, mixerista rasta attento che si va, chi c'è c'è e chi non c'è non c'è.

Salgono sul palco (finalmente!!) con queste nuvole bassissime, l'aria elettrica, lampi in lontananza, in controluce la scena pare eterna, lì davanti alle prealpi rossastre, lo spotlite dovrebbe essere su di lui, diciamo che è nei pressi, .... sposta il ciuffo di sempre nel silenzio che dopo il primo applauso d'ingresso si fa palpitante. quel silenzio che...si, so che lo amate anche voi.
poi attaccano!

"L'odore delle rose è una reazione chimica se un giorno lo scoprissi, non l'ameresti più? E il senso delle cose è una coperta stesa su un passato ancora vivo ma te lo ricordi tu?"
("L'Odore delle rose")

Gambe larghe, sguardo perso oltre l'ultimo spettatore, FF fa pure un paio di saltelli alla white riot di clashiana memoria.

si sorride, tra i larsen.
"come va? come ti sembra?"
beh, ...bello...farà pezzi nuovi? spero faccia -io amo lei- di solito la fa...
"ah, ma io dicevo come ti sembra, che è un gran casino, adesso va a piovere di brutto!"
naaaa, ottimismo... dai, un'oretta tiene ancora...
"si la fa -io amo Lei-, la fa, l'ho vista in scaletta...ma tanto va a piovere, cosa ti parlo a fare..."
sssshhhh, ottimismo.



2 commenti:

Silvia ha detto...

Ah, ora capisco di più... solo un po' di più (e non te la canto con la voce del Liga!) ;-)

Patrizia ha detto...

Cavolo, bello!!!